Serie editoriale · 3 di 3

7 film su imprenditoria e business, tra innovazione, ambizione e lati oscuri

Lettura ~9 min Redazione Somto

Sette film che raccontano come nascono le aziende e come cambiano le persone che le fondano. Mostrano l'idea geniale e insieme il conto da pagare, ed è questo che li rende interessanti.

I film sul business hanno un difetto ricorrente: tendono a diventare pubblicità. Il fondatore visionario, l'idea geniale, il montaggio con la crescita esponenziale, i titoli di coda con la frase motivazionale. Fine.

I sette titoli di questa lista funzionano perché fanno il contrario. Mostrano l'idea e il conto da pagare: chi viene lasciato indietro, quali compromessi vengono presi alle tre di notte, cosa succede a una persona quando l'azienda diventa più importante dei rapporti che ha attorno.

Ogni film illumina un pezzo diverso del mestiere: visione, innovazione, esecuzione, uso dei dati, competizione, ego, conflitti, compromessi, avidità. E in almeno un caso — il settimo — l'illuminazione riguarda soprattutto il buco nero al centro di tutto.

I sette film, e cosa racconta ciascuno

The Social Network — l'ambizione che si mangia le amicizie

The Social Network (2010) racconta la nascita di Facebook dalla stanza di un dormitorio universitario, montando insieme il codice scritto di notte e le cause legali arrivate dopo. David Fincher lo dirige come un thriller e Aaron Sorkin scrive dialoghi che vanno il doppio della velocità normale.

La scelta più intelligente del film è di non stabilire mai chi ha ragione. Ci sono tre versioni degli stessi fatti e nessuna viene incoronata: tu guardi e decidi. Il ritratto che ne esce non è quello di un genio né quello di un truffatore, ma di qualcuno che ha voluto qualcosa così tanto da non accorgersi di cosa stava perdendo per strada.

Il pezzo di business che illumina: velocità e prodotto contano, ma sono i patti fatti male all'inizio a decidere come finisce.

The Founder — l'esecuzione vale più dell'invenzione

I fratelli McDonald avevano inventato un sistema per servire hamburger in trenta secondi. Ray Kroc, venditore di frullatori in difficoltà, capì che quel sistema valeva molto più di un ristorante. The Founder (2016) racconta cosa è successo dopo, con Michael Keaton nel ruolo di Kroc.

È il film più utile della lista se ti interessa la meccanica del business, perché mette in scena la differenza — spesso ignorata — tra chi ha l'idea e chi ha la capacità di portarla ovunque. Ed è anche il più spietato: mostra il passaggio esatto in cui l'ammirazione per gli inventori diventa strategia per toglierli di mezzo, senza mai infierire.

Il pezzo di business che illumina: scalare non è ingrandire. È un mestiere diverso, e chi lo sa fare spesso non è chi ha avuto l'idea.

L'arte di vincere — i dati contro il senso comune

Il direttore generale di una squadra di baseball con pochi soldi decide di costruire la rosa usando le statistiche invece dell'intuito degli osservatori. L'arte di vincere (2011) — Moneyball in originale — racconta la sua stagione, con Brad Pitt nel ruolo di Billy Beane.

Di baseball, per fortuna, non serve capire nulla. Il film parla di cosa succede quando porti dati in una stanza dove per decenni si è deciso a occhio: le resistenze non sono tecniche, sono identitarie. E non nasconde il rovescio della medaglia, cioè cosa significa per un giocatore essere trattato come una riga in un foglio di calcolo.

Il pezzo di business che illumina: un vantaggio basato sui dati esiste solo finché gli altri non copiano il metodo. Poi resta solo il budget.

Jobs — il racconto classico, dall'inizio alla fine

Jobs (2013), con Ashton Kutcher, è il biopic tradizionale su Steve Jobs: parte dal garage, passa dal successo dei primi Macintosh, arriva all'uscita da Apple e al ritorno anni dopo.

È il meno riuscito dei due film su Jobs presenti in questa lista, e vale la pena dirlo. Ma ha un pregio pratico: è l'unico che copre l'intero arco in ordine cronologico, quindi funziona bene come primo film se della storia di Apple conosci solo i titoli. Prendilo come mappa, non come ritratto.

Il pezzo di business che illumina: le seconde possibilità aziendali esistono, ma quasi mai arrivano nella forma che immaginavi.

Steve Jobs — la stessa persona, raccontata dal backstage

Attenzione a non confonderli: Steve Jobs (2015) è un film completamente diverso dal precedente. Danny Boyle e Aaron Sorkin scelgono di raccontare tre soli momenti — i minuti prima di tre presentazioni di prodotto — e di far accadere tutto dietro le quinte, tra litigi, ricatti emotivi e conti in sospeso.

È un ritratto in forma teatrale più che un documentario, con Michael Fassbender protagonista. Proprio per questo dice molto più dell'altro film sul rapporto tra carisma e crudeltà, e su quanto la figura pubblica del fondatore sia essa stessa un prodotto progettato.

Il pezzo di business che illumina: il costo umano del perfezionismo, pagato quasi sempre da chi sta intorno.

I pirati di Silicon Valley — la rivalità che ha fatto l'informatica moderna

Prodotto per la televisione nel 1999, I pirati di Silicon Valley ricostruisce gli anni in cui Apple e Microsoft si stavano formando, alternando le vicende di Steve Jobs e Bill Gates.

La produzione è modesta e si vede, ma il film ha un valore che gli altri biopic non hanno: racconta la fase in cui nulla era ancora deciso, e mostra senza pudore che l'informatica moderna nasce anche da idee viste altrove e portate via prima degli altri. È il tassello che spiega da dove arriva tutto il resto — e per questo sta bene proprio qui, tra i due film su Jobs e gli altri della lista.

Il pezzo di business che illumina: in un mercato nuovo il primo vantaggio è quasi sempre capire cosa hai davanti prima di chi lo ha inventato.

The Wolf of Wall Street — cosa succede quando resta solo l'avidità

The Wolf of Wall Street (2013) è in questa lista per un motivo opposto a tutti gli altri: non racconta come si costruisce un'azienda, racconta come si costruisce una macchina per estrarre soldi dalle persone. Martin Scorsese segue l'ascesa di Jordan Belfort, broker che ha truffato migliaia di risparmiatori, con Leonardo DiCaprio protagonista.

Il film viene spesso frainteso, e vale la pena chiarirlo: non è una celebrazione. È girato dal punto di vista del protagonista — euforico, veloce, seducente — proprio perché il pubblico senta l'attrazione prima di vedere il conto. Se lo guardi come un manuale motivazionale hai in mano esattamente l'oggetto che il film sta criticando. Se lo guardi per quello che è, diventa il ritratto più chiaro del meccanismo con cui l'eccesso viene reso desiderabile e le persone truffate spariscono dall'inquadratura.

Il pezzo di business che illumina: l'entusiasmo è una tecnica di vendita, e la stessa energia che fonda un'azienda può fondare una frode.

Come leggerli insieme

Messi in fila, i sette film compongono un quadro più onesto di qualsiasi biografia agiografica:

  • Vuoi capire la meccanica → The Founder, L'arte di vincere
  • Ti interessano le persone e le loro relazioni → The Social Network, Steve Jobs
  • Vuoi il contesto storico → I pirati di Silicon Valley, Jobs
  • Vuoi vedere dove finisce l'ambizione senza freni → The Wolf of Wall Street
  • Hai tempo per due soli titoli → The Social Network e The Founder

Una nota su Jobs e Steve Jobs, visto che i titoli si somigliano e li si confonde di continuo: il primo è del 2013 con Ashton Kutcher, il secondo del 2015 con Michael Fassbender. Se ne guardi uno solo, quello di Boyle e Sorkin è il film migliore; se li guardi entrambi, fallo in ordine cronologico di uscita, perché il secondo dà per scontato quello che il primo racconta.

Parliamone

Questi film funzionano meglio se non li guardi da solo, o almeno se poi ne parli con qualcuno: il confine tra ammirazione e critica cade in un punto diverso per ognuno, e The Wolf of Wall Street lo dimostra ogni volta.

Su Somto puoi salvare i titoli in watchlist, votarli dopo la visione e scoprire cosa ne pensano le persone che segui. Spesso il consiglio di un amico con gusti simili ai tuoi vale più di qualsiasi lista, questa compresa.

Chiudiamo con una domanda: quale di questi film racconta meglio il confine tra ambizione e ossessione? E se ne conosci uno che qui manca, faccelo sapere — questa lista non pretende di essere chiusa.

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